Luci & Ombre
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Archive for dicembre, 2009

Splendida lettera di “uno di noi”

mer ,30/12/2009

on-silvio-berlusconi-a1 L’ha postata stamattina su Fb un’amica, non ne so altro. Su questo Blog ho sempre scritto cose di mio pugno, ma queste righe sono veramente splendide.

Buona Lettura

Egregio Signor Presidente del Consiglio,

Lei si è chiesto ed ha chiesto ai suoi più stretti collaboratori: “perchè mai mi odiano?”

Io sono un signor nessuno, uno dei sessanta milioni di italiani senza volto e senza nome, buoni solo per comparire come unità statistiche nelle rilevazioni demografiche. Comunque, visto che lei ha fatto una domanda, per quello che conta il mio parere, vorrei risponderle. Io sono tra quelli che la odiano, nel senso che non la amano.

Intendiamoci: trovo l’odio un sentimento disdicevole. Ho ricevuto un’educazione cristiana, sebbene l’abbia rinnegata; però certi valori mi sono rimasti dentro. Nella mia vita ho cercato di essere sempre dalla parte dei deboli e di trovare mille attenuanti per chi ha sbagliato.

Eppure nei suoi confronti provo un “non amore” irrefrenabile.

Stia tranquillo: sono un uomo di pace: faccio fatica anche ad ammazzare le mosche; perciò il mio odio non si tradurrà in altro che in un desolato isolamento. Scuoto la testa e da lei traggo insegnamento, per me e per i miei figli, di quanto non sia esempio da imitare.

Lei non conosce me, ma io conosco lei, dai tempi in cui ella era un oscuro costruttore edile quando, sindaco Carlo Sangalli (ora Presidente della Camera di Commercio di Milano) fondò l’Edilnord e iniziò a costruire a Brugherio. Ricordo le sue liti con la civica amministrazione di quella città per gli abusi edilizi e come, già allora, avesse il vezzo di ottenere con la prepotenza quello che non avrebbe potuto ottenere secondo la legge. Poi l’ho seguita nella sua avventura con Telealtomilanese e ancora con l’avvio delle Sue reti televisive. Ricordo la legge Mammì, ricordo Craxi e gli indebiti favori che ella ha ricevuto e ricambiato con sostanziose tangenti.

La conosco, Signor Presidente: annuso l’aria a pochi metri in linea d’aria dagli studi di Mediaset e da Milano Due, che ella ha costruito.

Non parlo per “sentito dire” ma perchè, negli anni, ho costruito testimonianza diretta di quello che Ella è.

Devo dire che la Sua, se non fosse una figura moralmente indecente, sarebbe da ammirare per la genialità: non ha sbagliato nulla. E’ partito con una piccola impresa, a debiti e con finanziamenti di cui lei non ha mai bene rendicontato e ha costruito un impero, con fredda logica e con assoluta lungimiranza. Lei dice che è entrato in politica nel 1994; non è vero. Lei ha preparato il terreno molto, molto prima. Lo ha fatto comprando il Milan, con le sue televisioni.

Più che merci lei ha comprato coscienze. Lei ha compreso molto bene cosa sia il marketing e quali siano le tecniche di vendita. Non fa mai nulla che non abbia un riscontro positivo nei sondaggi.

Per lei non ha valore morale quello che fa: ella non è il “Principe”; ha un disegno preciso, che coincide col suo interesse personale. Però ha capito molto bene che, per avere consenso, deve azionare delle “leve”, che corrispondono ai processi di immedesimazione, di emulazione.

Lei ha trasformato un perdente in un vincitore, un debole in un forte, un povero in un ricco; e questo è il suo autentico miracolo. Tutto nella finzione, ovviamente.

Però, e anche questo è un Suo “merito”. Lei ha saputo rendere labile il confine tra realtà e finzione. Lei è “nudo”, come quel famoso Re; eppure lo stuolo di cortigiani e di folle osannanti che la seguono sono pronti a giurare che ella sia bello, invincibile, munifico.

Dal Principe di Machiavelli ha sicuramente imparato una cosa: il fine giustifica i mezzi; ecco perchè non è mai andato per il sottile. Per lei lo Stato è un’azienda, la cultura un optional, la povertà un ”inconveniente”, come arditamente l’ha definita.

Lei ha capito bene, come il Mefistofele, che “la moneta cattiva scaccia quella buona” e, più ancora, che se getta a terra una manciata di monete la gente si accapiglierà per raccoglierle.

Lei, da perfetto populista, si appella al popolo perchè ratifichi le sue scelte. Ma cos’è il popolo, chi è il popolo? E’ forse un monolite che, unum corde, prende decisioni all’unisono? No, lei lo sa benissimo, perchè è contornato da statistici, che il popolo non esiste se non come somma di tante unità che compongono l’insieme.

Lei sa che si compone e si scompone in continuazione e perciò ha bisogno di suggestioni in cui riconoscersi.

Il popolo è:

* quello che pochi giorni prima gridava ” Osanna al figlio di David” e, poco dopo urlava a Pilato: “Libera Barabba”.

* quello che sotto il balcone di Palazzo Venezia urlava in delirio per il Duce che annunciava la dichiarazione di guerra alla Francia e poi, dopo vent’anni [correggo: poco meno di cinque anni], ne sputacchiava e calpestava il cadavere nella polvere, prima che fosse appeso a un distributore di benzina.

* quello che al nord odia i “terroni” e al sud odia i “polentoni”;

* quello che si divide negli stadi, che si divide su tutto, che perde le staffe quando è in coda, quello che cerca di non pagare le tasse e, potendo, porta i denari all’estero.

Lei ha saputo trarre il peggio da questo popolo e ha fatto leva sui suoi peggiori istinti. Ha contribuito grandemente ad affossare la nostra cultura a fare di questo paese, una volta perla della civiltà, patria della pittura, della scultura, della musica, un paese a rimorchio della peggiore cultura altrui.

Le soap opera, i programmi violenti e dozzinali che le sue televisioni somministrano al popolo, hanno contribuito grandemente a distruggere quel patrimonio di saperi che hanno fatto dell’Italia uno dei paesi più ammirati nella storia della civiltà.

*Lei ci ha lasciato il cafonal, l’idea che bisogna a tutti costi primeggiare, essere vincenti.

*Ha convinto i poveri e gli stolti che la fortuna può “baciare tutti” e che i cieli siano sempre azzurri: basta solo essere ottimisti.

* Ha definito la politica un teatrino, cancellando, con questo giudizio, secoli di civiltà ereditati dall’ellenismo, dal continuo interrogarsi dell’uomo sulla società, sui suoi poteri e limiti in rapporto ai diritti dell’individuo.

* Si è preso burla della civiltà giuridica, ha definito i giudici ”persone mentalmente disturbate”. Ha spiegato a milioni di italiani che è meglio “avere” che “essere”.

* Ha insegnato che non serve rispettare le regole; anzi: se queste non corrispondono ai tuoi personali disegni fai in modo di cambiarle.

* La Casa di tutti l’ha trasformata nella casa dei vincitori, a qualsiasi costo e a qualsiasi prezzo, anche quello dell’ indecenza.

* Ha insegnato agli italiani che la corruzione, il rampantismo, lo sgomitare per farsi largo sono la via giusta per affermarsi e che il diritto e la ragione sono solo armi per i deboli. Vae victis.

Ecco perchè non la amo signor Presidente, perchè lei è l’opposto di tutti quei valori in cui credo, che sono l’onestà, la sussidiarietà, la solidarietà, l’altruismo, la compassione, la valorizzazione dei saperi, delle bellezze naturali e artistiche di questo grande e meraviglioso paese. Non credo nel demonio Signor Presidente, ma se esistesse avrebbe il suo volto.

Detto questo provo pena per lei che è stato colpito nel fisico da un atto sconsiderato.

Io, da perfetta nullità, ho solo un’arma per poterLa colpire: il voto. Purtroppo subirò il suo potere, indifeso come sono d’innanzi alla sua forza devastatrice. Ma me lo consenta: di quello che lei fa, non c’è nulla di fatto in nome mio.

Con disistima

Lettera firmata

No comment, se non quello che ha scritto la mia amica Claudia a chiusura della sua nota:

E che gli uomini sappiano
Della differenza
Tra una mano che offende
E la resistenza.

La foto di apertura è presa dal blog di Andrea Alfano

Il parco naturale costiero di Rimigliano

mer ,30/12/2009

Poggio San Leonardo visto dallaTorraccia (mia)

Poggio San Leonardo visto dallaTorraccia (mia)

Visto che siamo in tema natalizio e che dovremmo – almeno per un momento – dimenticarci i guai, oggi vi presento un posto speciale: il Parco di Rimigliano.

E’ una striscia di macchia mediter- ranea addossata alla spiaggia, per una profondità di 200-240 metri, delimitata da una strada provinciale (Via della Principessa) che si snoda per quasi sei chilometri, nel comune di San Vincenzo fino al confine con il comune di Piombino (il tutto nella Provincia di Livorno in prossimità dell’Isola d’Elba).

Panorama (da Rimigliano)
Panorama (da Rimigliano)

A nord è delimitato dal Villaggio Riva degli Etruschi, a sud dalla Torraccia, cui segue il Promontorio del Poggio San Leonardo.

Panorama (da Rimigliano)
Panorama (da Rimigliano)

Da sempre, noi del posto – almeno per la mia generazione -, eravamo abituati ad andare al mare alla Torraccia, spiaggia libera e poco affollata dove, se ti spaparanzavi sul bagnasciuga e infilavi le mani nella sabbia, potevi racimolare le arselle (telline ndr) o – a sera – qualche granchio e, se camminavi con il naso in giù, potevi anche facilmente trovare un “occhio di Santa Lucia” (l’opercolo di una conchiglia erosa dal mare, con cui si facevano castoni per anelli o ciondoli per collane e orecchini).

La Torre Nuova o La Toraccia (mia)

La Torre Nuova o La Toraccia (mia)

Per noi bambini la Torraccia era un qualcosa di fantastico e fantasioso, un misto di storia e mistero che ci faceva sognare di avvistamenti corsari e di battaglie in mari lontani di epoche remote. La costruzione esiste ancora e a me, personal- mente, non sembra che negli anni sia minimamente cambiata. In effetti venne costruita tra il XII ed il XIII secolo dai Pisani che cominciavano a mordere il freno contro i fiorentini. Ma persero la disputa (oggi, a San Vincenzo, si rievoca la storica battaglia di supremazia avvenuta il 17 agosto 1505) e la torre fu rimaneggiata dai Medici; in questo modo rimase attiva fino al tardo seicento quando, di fronte, venne costruita la Torre Nuova e quella che nel nostro dialetto si chiama oggi “la Torraccia” diventò la “Torre Vecchia”.

copia pinetaLì vicino c’era un omonimo campeggio. Uno di quei campeggi creati nelle nostre mitiche pinete mediterranee, ormai quasi completamente scomparsi, in cui non c’era nemmeno la necessità di mettersi il copricostume per andare in spiaggia. Per me quel campeggio era un vero sogno, ma non ci sono mai andata, capirete: con la casa di famiglia a qualche chilometro, anche se per anni le nostre ferie sono state da campeggiatori DOC con tanto di canadese e fornellino spartano, la Torraccia non era nemmeno proponibile!

Una duna sabbiosa che incornicia la spiaggia (da Rimigliano)

Una duna sabbiosa che incornicia la spiaggia (da Rimigliano)

Negli anni, la striscia di Rimigliano è rimasta quasi completamente incontaminata, anche perchè – pur essendo di proprietà privata (Conti della Gherardesca) – non si è mai potuto fare un recinto, che sarebbe stato decisamente antieconomico, soprattutto a causa del fatto che  uno dei lati maggiori confinava col mare (e, quindi, l’area sarebbe stata facilmente accessibile seppure recintata).

Siepi di ginepro (da Rimigliano)

Siepi di ginepro (da Rimigliano)

Così la gente ha cominciato a frequentarla “di fatto” e, nel 1973, un accordo tra cinque comuni della zona ha decretato che l’area venisse riconosciuta parco naturale, preservandola, in questo modo, da ogni eventuale insediamento, sia abitativo che balneare. Il parco era della gente, che d’estate parcheg- giava la macchina in due intermi- nabili linee rette parallele, disposte lungo entrambi i lati di Via della Principessa e si inoltrava in viottoli naturali fino alla spiaggia, il più delle volte  per rimanervi tutto il giorno. Spesso arrivavano presto, famiglie intere cariche di bagagli perchè si portavano il tavolino da campeggio da mettere “in pineta” (come diciamo qui, anche se gli alberi non erano proprio pini) per consumare il pranzo al riparo dalla canicola, con relativa pennichella rinfrescaa (al mare c’è sempre un po’ di vento) e siccome gli spazi del sottobosco idonei a queste attività non erano molti, si doveva fare a gara per accaparrarsi i migliori, “occupandoli” proprio di prima mattina con il tavolino piazzato, le sedie al seguito, magari un’amaca ed, in bella mostra sul pianale del tavolo, il pacco degli alimenti, rigorosamente protetto dalla tovaglia, in genere a quadroni bianchi e rossi, annodata ai quattro angoli come i fagotti che, secoli fa, i viandanti appendevano alla punta dello storico bastone in spalla, come in certe illustrazioni dei libri di favole della mia infanzia. Negli anni novata, ed ormai era l’epoca in cui ci andavo molto raramente, vennero iniziati i lavori di adeguamento turistico: una sorta di protezione con una staccionata in legno, viottoli predisposti, grandi tavoli in assi di legno corredate da panchine negli spazi dei tavolini e – negli accessi principali – il passo carrabile con grande cartellone di divieti, le docce ed i bagni; attaccate ad alcune piante apparirono le spiegazioni botaniche.

Il recente taglio del sottobosco (da Rimigliano)

Il recente taglio del sottobosco (da Rimigliano)

Oggi, il Parco di Rimigliano è di proprietà del comune di San Vincenzo, che ha assegnato a privati il taglio per indirizzamento ad alto fusto e nella fascia esterna c’è stata la completa eliminazione di tutto il sottobosco. Sicuramente è più vivibile per i “bagnanti”. Sicuramente è ancora protetto da grossi vincoli contro gli insedia- menti. Ma altrettanto sicuramente non è più quell’oasi selvaggia che ne aveva fatto, in Italia, quegli unici “sei chilometri di litorale sabbioso, con ampio arenile non interessato da fenomeni erosivi, incorniciato da un bosco naturale ed intatto, del tutto privo di segni visibili di interventi umani, e nel contempo, pienamente accessibile ed usufruibile da tutti” (da Wikipedia) che era stato sino all’anno scorso. Basti pensare che il taglio del sottobosco ha fatto scomparire tutti gli animali dalla fascia esterna.

La paura di snaturalizzazione è reale, basta sapere cosa è già successo negli anni passati per rabbrividire. All’inizio c’era solo la “Riva Degli Etruschi”, fu costruita ancora prima che Rimigliano diventasse parco naturale. Era un complesso turistico all’avanguardia – all’epoca – ed un luogo che attirava la nostra immaginazione di adolescenti: non avevamo ancora una coscienza naturalistica, allora! E pensare che era proprio dentro alla macchia, dal lato marino di Via della Principessa, con tanto di piscina, bar, ristorante e addirittura parrucchiere e banca!

Il Garden (da Rimigliano)

Il Garden (da Rimigliano)

Il resto, però, per anni rimase intatto … finchè non arrivarono Riva dei Cavalleggeri e Garden Club. E così, la porzione nord del Parco (piano piano, come dice Rimigliano.blogspot che consiglio di leggere attentamente e da cui ho preso molte notizie e foto) è stata urbanizzata fino a diventare un giardinetto in metastile tra Far West e Rimini!

Ma questa volta, il Sindaco di San Vincenzo, Michele Biagi, nel programma elettorale di qualche mese fa si è impegnato a mantenere il Parco di Rimigliano “allo stato naturale” e con destinazione “all’uso pubblico indifferenziato” (rimigliano.blogspot). Mi dicono qui, a San Vincenzo, che è persona affidabile e coerente.

Voglio crederci, nell’interesse di tutti: in fin dei conti SIAMO ANCORA NELLE FESTE  DI NATALE!

Le foto contrassegnate con “da Rimigliano” sono prese da Rimigliano.blogspot . Se vi interessa quest’oasi, andatelo a leggere attentamente: è piuttosto interessante. Le altre sono state scattate il giorno di Natale da Diego De Cao (mio figlio ndr).

Buon Natale

gio ,24/12/2009

ange2

Semplicemente auguri per un po’ di serenità a tutti

antonella

La foto è presa da cartantica

Nun se po’ sentì (e gli italiani sempre più frastornati)

sab ,19/12/2009

valium2Vi confesso la mia meraviglia, oggi, nello scorrere il mattinale delle varie rassegne stampa e trovare la notizia che fini, insieme agli auguri di natale, ha inviato un flacone di valium a Feltri. La prima impressione è stata di sconcerto, un breve attimo di incredulità (mah, sarà uno scherzo) e poi lo sgomento nel constatare che si trattava di un evento reale.

Una delle immagini che ha accompagnato queste sensazioni è stata quella scena del mitico film Beetle Juice dove Winona Ryder, parlando della matrigna, profferisce: “è andata a letto col Principe Valium”. Questo antropomorfizzare un famosissimo flacone di tranquillanti mi ha sempre fatto piacevolmente sorridere: ma sì, sdrammatizziamo, è meglio.

Oddio, non è che il gesto di Fini, di per sè stesso, mi sia dispiaciuto, nè tantomeno ho trovato inadeguato il biglietto di auguri che lo accompagnava: «Egregio direttore, per festività serene senza ossessioni e allucinazioni. Firmato: Gianfranco Fini» (da Il Giornale di oggi, articolo di Roberto Scafuri, che devo dire è assolutamente illeggibile nella sua totale illogicità di pensiero!). Basta tornare indietro di qualche articolo in questo blog e si capisce perfettamente cosa penso di Feltri e del suo operato!

Ma l’ennesima notizia sul completo caos che regna nell’universo politico del nostro Paese ed il constatare che sempre più si vola verso il totale sconvolgimento di quelle che possiamo definire le regole basilari del buon vivere comune, mi hanno gettato (laddove ce ne fosse stato bisogno!)ancora di più nello sconforto. E mi è tornata in mente la “diligenza del buon padre di famiglia” una frase molto usata nel nostro Codice Civile che, poi, è solo una definizione ad effetto usata per chiosare il semplice concetto di “buon senso”, cioè quel comportamento che qualunque persona avveduta dovrebbe tenere in ogni circostanza. Ci si riferisce al padre di famiglia perchè questo dovrebbe essere, per definizione, una persona saggia ed accorta. Sei parole che purtroppo, oggi i nostri politici – tutti! – si sono completamente dimenticati. Eh già, ma alla nostra maggioranza che gliene frega? Tanto si stanno accordando con l’opposizione per cambiare la Costituzione, figuriamoci in che considerazione tengono il Codice Civile!

E, intanto, il popolo si trova sempre di più senza punti di riferimento, sconvolto e disperato come un branco di pecore senza più pastore. E non offendetevi: tra le pecore mi ci metto anch’io, e se volete anche per prima!

La foto di apertura è presa da Karen Gorrie (per chi non conosce l’inglese, la frase dice: VALIUM così puoi amare i tuoi cuccioli. Indicativa, non trovate?)

L’Immaginazione al Potere

sab ,12/12/2009

u559Lo so, è uno slogan del maggio francese. Ma è anche il titolo di uno dei miei romanzi preferiti. Fantascienza (la adoro) Clifford D. Simak, 1971. Ed ecco il mio, di racconti:

Immaginiamo di vivere in un paese dove ci sono almeno tre tipi di malavita organizzata che potremmo anche chiamare (ipoteticamente) Afia, Gheta e Morra.
Immaginiamo che in questo paese il potere politico sia sempre stato collegato al crimine organizzato e che da questo collegamento ne abbia tratto profitti e collusioni. Siamo nell’immaginazione, per cui non ha nessuna importanza se – nei lustri – gli uomini di potere sono cambiati (e hanno, di successione in successione, anche cambiato il simbolo ed il nome dei loro partiti) e se le organizzazioni criminali si sono evolute nella loro spirale di violenza sino a passare dai duelli con il coltello a serramanico a, per esempio, il rapimento di un bambino con esito nello scioglimento del suo cadavere nell’acido (che ne dite del solforico? Penso che possa andare bene: di un corpo immerso in una vasca di acido solforico – in poco tempo – rimangono solo i denti, che dopo possono agevolmente essere recuperati, uno per uno, con una pinza e poi messi per ricordo in un bel barattolino di vetro!).
Immaginiamo che, in questo paese, qualcuno di questi malavitosi si penta dei suoi misfatti, decida di collaborare con la giustizia e dia indicazioni sull’interazione tra la terza carica politica dello stato e la sua organizzazione criminale, possiamo chiamarlo Patuzza: ci piace, è anche onomatopeico, ricorda l’immondizia.

Bene, avviamo il racconto: Patuzza fa la sua dichiarazione in un’aula di tribunale e dice che ha sentito il suo capo, tale Raviano, che indicava come un certo politico (chiamiamolo Lusconi) era il mandante di tutta una serie di stragi finalizzate alla destabilizzazione dello stato. L’intento è chiaro: destabilizzo chi sta al potere e al potere ci vado io. La telecamera si allontana dall’aula e l’immagine si dissolve per lasciare il posto ad un’altra inquadratura: quella di una strage. Seguono brevi flash da cui si capisce perfettamente che Lusconi è ora il capo di un partito monocratico e presidente del consiglio dei ministri, fa il bello ed il cattivo tempo con leggi ad personam e – seppure ha sulle spalle decine e decine di provvedimenti giudiziari – non ha mai fatto nemmeno un’ora di carcere.
Interno notte: Lusconi ed altri figuri sono riuniti in una biblioteca privata, il camino è acceso e loro sono mollemente spaparanzati su splendide poltrone di pelle (di quelle che ti fanno sentire meglio solo a vederle, tanto per intenderci), qualcuno ha in mano un bicchiere di cristallo con ghiaccio e un liquido ambrato (allo spettatore interpretarlo come il proprio liquore preferito), altri un sigaro acceso.
Però hanno tutti una faccia beata e gongolante.
Stanno facendo il punto della situazione, e si capisce subito che tra loro ci sono i referenti di tutte e tre le organizzazioni criminali del paese. Si festeggia la vittoria, dopo le aste pilotate sono finalmente tornati in possesso delle loro proprietà sequestrate da anni. Uno si lamenta che, oltre a pagare il prestanome, ha anche dovuto ristrutturare tutto il salone della sua villa preferita perchè l’avevano adibita a casa famiglia per disabili, e con tutti quegli scivoli che avevano messo al posto degli scalini per far passare le carrozzelle si sentiva disabile anche lui! E giù risatine goliardiche a perdifiato. Poi prende la parola Lusconi, e ringrazia l’Afia per avergli fornito le coordinate che gli hanno permesso di mettere il galera i due giovani rampanti che stavano per scalare il potere, anzi, che avevano già guadagnato il terzo ed il secondo posto nella piramide, spodestando i vecchi. Gliele hanno date proprio in tempo perchè l’arresto avvenisse in concomitanza con le dichiarazioni di Patuzza. E così è tornato tutto a posto: i vecchi capi che stavano perdendo terreno sono tornati sulle loro poltrone e Lusconi ha mantenuto saldamente la sua. E’stato in grado di confondere le idee agli elettori che hanno creduto beatamente nella sua irreprensibile lotta contro il crimine organizzato e si è proprio levato un bel sassolino dalla scarpa: ha detto a tutto il mondo che lui ha le palle!
Ah, che grande soddisfazione!
E mentre sono lì che gongolano … irrompe la forza pubblica, li acchiappa tutti e li porta in galera.
Happy End e titoli di coda.

Ogni riferimento a fatti e personaggi reali è puramente causale.


Lo so, ho letto troppi romanzi di fantascienza. Ma ve l’avevo detto che era un racconto immaginario, o no?

L’immagine di apertura è presa da mondourania