Malasanità e Malagiustizia
lun ,30/11/2009
C’è un caso di cui sono stata testimone in prima persona, anzi, di cui sono stata artefice e me ne vanto. La settimana scorsa due medici sono stati condannati in primo grado ad un anno e mezzo per non aver formulato la diagnosi corretta ed aver così cagionato la morte di una paziente.
Vi dirò subito che non si tratta di un caso della provincia di Frosinone, così sgombriamo il campo ad ogni possibile speculazione sui responsabili o sulla vittima. Ogni tanto anch’io lavoro in trasferta!
I fatti sono avvenuti ben 7 anni fa: Roberta, chiamiamola così, si ricovera presso il reparto medicina di un ospedale a causa di dolori addominali e vomito, che la affliggevano da una decina di giorni. Siamo vicini ad una festività (è importante), i sanitari iniziano a fare alcune indagini che risultano negative: endoscopia, radiografie, analisi di laboratorio ed osservazione. La paziente, però, continua a vomitare e non va di intestino. Programmano un’ecografia dell’addome e colonscopia che potranno essere eseguite solo dopo un mese. Si, avete letto bene: dopo un mese! Le condizioni della paziente peggiorano, ma i sanitari pensano bene che – siccome è in cura presso il Centro di Salute Mentale – debba essere controllata anche dallo Psichiatra e questa visita viene eseguita qualche giorno dopo il ricovero. Siccome continuava a non andare di corpo, le fanno una esplorazione rettale e individuano un fecaloma (cioè un ammasso di feci molto addensate che blocca l’ultimo tratto dell’intestino) per cui la sottopongono a clisteri, senza alcun risultato.
Arriviamo al ponte della festività e l’ospedale rimane deserto: solo un medico di guardia per tutto il padiglione. Roberta sta male, è disidratata, da giorni non si alimenta, ma il medico di guardia non fa praticamente nulla, solo in tarda serata si chiama il chirurgo, ma anche lui non ci capisce niente e – durante la notte – ci si accorge che Roberta è morta.
Venni chiamata dall’Avvocato della famiglia, per guardare le carte, qualche mese dopo il decesso. Dopo aver letto la Cartella Clinica decisi che avrei accettato il caso, perchè lì non c’era proprio nulla che mi quadrava, lo scrissi nella mia relazione e riuscimmo ad ottenere l’esumazione della salma.
Non fu un’operazione facile, anche perchè scoprimmo subito che l’impresa funebre che aveva eseguito il trasporto non si era attenuta alle Leggi di Polizia Mortuaria e non aveva praticato il trattamento di conservazione della salma, obbligatorio durante i mesi estivi per salme che vanno fuori comune, come in quel caso. E non vado oltre. Ma nonostante la decomposizione del corpo riuscimmo a capire perchè Roberta era morta: alcune anse dell’intestino si erano infilate in uno strappo della guaina e poi si erano attorcigliate, in termini tecnici: un volvolo su anse erniate da una breccia nel mesentere. Ne era derivato un blocco intestinale, squilibrio elettrolitico, necrosi delle anse e morte della paziente. Ah, per inciso: non c’era la benchè minima traccia di fecaloma.
Comunque, il Medico nominato dalla Procura concluse che sarebbe bastato un intervento chirurgico alcune ore prima del decesso, e Roberta sarebbe ancora con con la sua famiglia.
Solo per il primo processo ci sono voluti 7 anni: non mi ricordo più nemmeno quante volte ho partecipato alle varie perizie o alle udienze (in molti casi inutilmente, perchè rinviavano e basta), ma alla fine ce l’abbiamo fatta e, come ho detto all’inizio, due medici sono stati condannati a un anno e mezzo ciascuno.
Il problema è che nessuno pagherà, perchè ormai siamo quasi alla prescrizione (dieci anni in questo caso) e, se i medici faranno appello – e lo faranno – si andrà in prescrizione prima che la sentenza vada in giudicato.
Si, certo, ci sarà il giudizio civile per il rimborso, cioè arriveranno i soldi per la famiglia, ma i responsabili se la caveranno comunque … e poi chissà quanti altri anni ancora ci vorranno perchè si chiuda questa fase che non è nemmeno iniziata: un’altra decina?
Malasanità + Malagiustizia, ma come accidenti possiamo difenderci?
L’immagine di apertura è presa da Catania-net



