
Campagna del Centro Multiservizi, Comune di Milano
So che mi tirerò appresso un mucchio di critiche, ma voglio spiegarvi perchè, allo stato attuale, NON SI DEVE FARE RICORSO CONTRO I VERBALI DI INVALIDITA’ CIVILE.
Molti lo sanno, altri no: io faccio il medico-legale a tempo pieno e mi occupo prevalen-temente di penale (autopsie) per la Procura di Cassino. Quello che pochi sanno è che mi occupo anche di contenzioso civile, e – come consulente medico del Patronato INCA (CGIL) di Cassino da 5 anni – mi passano per le mani quasi tutte le nostre pratiche giudiziarie: ma in genere sconsiglio di iniziare i ricorsi, in direzione ostinata e contraria (per parafrasare Faber) rispetto a quella che è la tendenza generale.
Oggi vi spiego perchè.
Non ho intenzione di spiegarvi cos’è l’Invalidità Civile nè quale sia l’iter burocratico per il suo riconoscimento: questo lo trovate in due minuti con una semplice ricerca in rete. Voglio, invece, fare un po’ di dietrologia e spiegarvi che cosa succede una volta che avete fatto ricorso contro un verbale della Commissione che vi dice: no, a te non spettano soldi, nè per la pensione, nè per l’accompagno. E, soprattutto, spiegarvi perchè non vi conviene andare da questo o quel faccendiere (purtroppo ce ne sono diversi anche qui) che vi convince ad inizare una causa già persa in partenza (a meno che – pagando – non vi procuri certificati falsi, con cui potrete fare una sceneggiata ed imbrogliare! Ma questa è un’altra storia).
E vengo al sodo: tre sono i motivi per cui, oggi come oggi, non conviene più fare ricorso:
1° se fai ricorso giudiziario, non puoi più fare domanda di aggravamento finchè “la sentenza non sia passata in giudicato”, cioè non sia diventata definitiva (recente decreto-legge anticrisi). Il che significa che, se oggi, ottobre 2009, uno è diabetico e ricorre contro un verbale che non gli ha dato la pensione e, mettiamo il caso, tra cinque mesi gli diagnosticano una brutta neoplasia, non può più chiedere nulla fino al 2012-2015. Magari nel frattempo crepa, e i soldi se li godranno gli eredi. Sicuramente il tumore gli farà “meritare” non solo la pensione, ma anche l’accompagno, ma arriveranno sempre dopo 2-4 anni.
2° la Legge dice che, a meno che una persona abbia un reddito lordo inferiore a 20.000 Euro l’anno, se perdi la causa, devi pagare le spese di giudizio. Questa norma è in vigore dal 2003. A Cassino non era stata mai applicata (non so altrove) ma da un po’ di mesi la applicano anche qui.
3° è il più importante e riguarda il fatto che non vengono più concessi gli arretrati. Anni fa era diverso: fino al ‘94 circa, i ricorsi venivano fatti perchè le Asl non evadevano tutte le pratiche e passavano anche anni dalla domanda alla visita. Quindi – per assurdo – si faceva prima a passare dal Tribunale. Poi le Asl si sono messe “in riga” ed hanno rispettato i tempi: oggi passa un mese, massimo due dalla domanda, e ti visitano. Quindici giorni massimo se si tratta di tumore.
Un tempo, la visita del medico nominato dal Tribunale (cosiddetto CTU) si svolgeva “in privato” cioè a due: medico e paziente. Il medico decideva, e nessuno si opponeva. Oggi no: gli Enti pagatori (prima Ministero del Tesoro, oggi INPS) mandano sempre il loro medico-legale, il paziente qualche volta si porta il suo.
Allora: poichè oggi i ricorsi non sono più fatti perchè la Commissione Asl non ti ha mai visitato, ma perchè ha espresso giudizio negativo, l’interesse dell’INPS è di non perdere la causa (prima si trattava solo di motivi amministrativi, oggi è una questione di qualità, cioè il risultato va ad incidere sul buono o cattivo funzionamento dell’Ente). E’ un escamotage tutto nostro, fedele al detto: fatta la legge, trovato l’inganno, ma se il CTU riconosce che quella persona ha diritto alla pensione o all’accompagno, il medico dell’INPS si impunta prevalentemente sulla decorrenza del beneficio/soldi e nella maggior parte dei casi il beneficio viene fissato alla data della visita del CTU (in genere uno, due o anche tre anni dopo la visita Asl). Se il paziente si è portato il suo medico-legale, la concessione può arrivare a qualche mese prima della visita, ma non arriverà MAI alla data della domanda! Certo, c’è qualche caso che esula da questa regola, in cui si concede qualche mese in più, ma per la stragrande maggioranza delle volte va come vi ho detto io.
Il perchè è semplice: se il CTU riconosce che la Commissione ha sbagliato e concede tutti gli arretrati, l’INPS risulterà soccombente, cioè che ha perso la causa e, per prima cosa, dovrà pagare le spese processuali, e per seconda cosa, risulterà – statisticamente – che ha lavorato male! Se, invece, il CTU concederà solo qualche mese, sarà come se la Commissione non avesse sbagliato: il paziente si è aggravato, non è colpa di nessuno, le spese processuali le paga lo Stato e l’INPS è bravo, buono e bello e sono tutti contenti! Ma il povero paziente, che magari si è aggravato solo qualche mese dopo la visita Asl, ha solo perso un gran mucchio di tempo!
Una riflessione finale e non vi tedio più: personalmente è da sempre che vado in direzione ostinata e contraria, e faccio i certificati per cause solo in casi rari, e cioè quando mi rendo conto che le Commissioni hanno veramente preso fischi per fiaschi, per il resto consiglio di aspettare e di tornare a visita se – e quando – la salute della persona sarà peggiorata, in modo da fare una nuova domanda “di aggravamento” ed, in genere, ho molti buoni risultati. Magari ci perdo un po’ di soldi, ma almeno non prendo in giro la povera gente!
E voi, non fatevi prendere in giro da qualcun’altro, solo perchè “vi fa tutto molto semplice”!
L’immagine di apertura è presa dal sito del Comune di Milano