E i rifiuti di Napoli, dove sono finiti?
lun ,08/03/2010
Il 4 marzo 2009 è arrivata la sentenza di condanna della Corte Europea nei confronti dell’Italia per inadempienze del nostro Paese nello smaltimento dei rifiuti. La pena: il congelamento di 500 milioni di fondi UE.
La storia ha radici remote. Inizia nel 2007 con una diffida al nostro governo, inviata a causa dell’accumularsi dei rifiuti in Campania. Un mese dopo, l’arrivo a Napoli di una delegazione per un sopralluogo; dopo una serie di incontri e riunioni con i rappresentanti italiani, il primo febbraio del 2008 la commissione spedisce un «parere motivato», invitando l’Italia a conformarsi entro un mese alle direttive europee. Il 4 marzo arriva la replica, giudicata insufficiente, e parte il ricorso. Quattro giorni fa la sentenza.
La notizia è passata in sordina con un’unica breve citazione, nella maggioranza dei Telegiornali. Ma le vaire dichiarazioni politiche non sono mancate, chiaramente ognuna di esse tesa a “tirare l’acqua al proprio mulino”.
Riporto da Repubblica del 5 marzo: La sentenza, che Legambiente definisce «sacrosanta», infiamma la campagna elettorale per le Regionali. Stefano Caldoro, candidato governatore del Pdl, dice: «Chiediamo a chi ha sbagliato, ovvero a uomini del centrosinistra, a chi ha avuto responsabilità in questi anni, di pagare in proprio» mentre Vincenzo De Luca, candidato del Pd, parla di «conseguenza di un´incapacità politica di affrontare il problema. È stato un disastro a cui hanno partecipato governo, Regione e comuni». E Paolo Ferrero, candidato governatore per la Federazione della Sinistra, sottolinea: «Nessuno provi a sottrarsi alle proprie colpe». Da una settimana, con la conversione in legge del decreto varato alla fine del 2009, è stata dichiarata ufficialmente chiusa l´emergenza. Il ritorno ai poteri ordinari diventerà effettivo solo a fine 2010. Nel frattempo resterà in piedi la “struttura stralcio” individuata dalla legge specie con l´obiettivo di sistemare i conti. Sta funzionando, ed è in grado di bruciare fino a 2 mila tonnellate di materiale, il termovalorizzarore di Acerra. Sul tappeto almeno tre nodi: la destinazione delle ecoballe (cinque, forse 8 milioni) accumulate negli anni della crisi, la raccolta differenziata, attestata su base regionale al 23% (entro fine anno dovrebbe arrivare al 35) e soprattutto la creazione delle Aziende provinciali dei rifiuti. «La vera sfida è questa», dice l´assessore regionale Walter Ganapini.
Il fatto reale, è che – a prescindere da quelle che possono essere le responsabilità oggettive dei singoli governi regionali (di destra o di sinistra che siano stati) e ce ne sono state da entrambe le pari, è inutile infilare la testa sotto la sabbia come gli struzzi! – l’Italia tutta è stata svergognata per l’ennesima volta di fronte al mondo intero!.
Però, per quanto mi riguarda, il problema principale non è questo. Tanto, la nostra faccia all’estero, ormai è buona solo per creare vignette umoristiche, viste le figuracce che “qualcuno” che ci rappresenta ha continuato e continua a fare da 15 anni a questa parte. Quello che mi preoccupa seriamente è la nostra salute, la nostra e quella dei nostri figli.
Già, perchè non so a quale pena saremmo oggi condannati, se gli ispettori dell’UE tornassero ed andassero ad indagare che cosa ne è stato della montagna di rifiuti che sono stati allontanati dalle strade di Napoli l’anno scorso, ad opera della nostra efficientissima Protezione Civile al seguito del nostro altrettanto efficientissimo attuale Governo. Ed, infatti – da un anno – è ormai diventato un grido di battaglia ed un fiore all’occhiello del PDL, che Napoli è stata adeguatamente e prontamente liberata dai rifiuti che l’appestavano, con un intervento straordinario e di eccezionale portata, definitivamente risolutore del problema.
Ma risolutore di che? Si, i rifiuti nelle strade di Napoli non ci sono più, ma ci siamo mai chiesti dove siano andati a finire?
Ve lo dico subito: nella discarica di Ferrandelle (Santa Maria La Fossa – Caserta) nel bel mezzo di vaste coltivazioni agricole e copiosi allevamenti bufalini. E’ esaustivo il video girato da Legambiente a proposito (che trovate in ecoblog e che vi consiglio di andare a vedere: è mooolto interes- sante)
Si parla del termocombustore (termova- lorizzatore, inceneritore, termocon-eritore – e chi più ne ha più ne metta – che dir si voglia!!!!!) di Acerra, si sbandiera a destra e a manca, ma non si dice che i rifiuti di Napoli, poiché sono stati compattati senza selezione a monte, non potranno mai essere bruciati lì.
Riporto dal blog del Partito del Sud (maggio 2009) L’area dove sono depositati i rifiuti fu sequestrata al boss Francesco Schiavone, Sandokan, ed affidata al Consorzio Agrorinasce per farne una fattoria di prodotti tipici. Ma, nonostante l’avvio dei primi lavori per dare vita all’iniziativa, il terreno fu requisito in piena emergenza rifiuti. I sindaci di Santa Maria La Fossa e Grazzanise, poco più di un anno fa, guidarono una clamorosa protesta alla testa delle popolazioni locali. Dopo un braccio di ferro con il Commissario per l’emergenza rifiuti, diedero il via libera alla costruzione di due piazzole che dovevano “ospitare” all’incirca 90 mila metri cubi di rifiuti. Ma in via temporanea e con l’impegno a bonificare il sito entro breve tempo. “Qui ce ne sono almeno un milione di metri cubi di rifiuti – spiega il professor Stefano Tonziello, di Legambiente – e continuano a crescere giorno dopo giorno, perché l’emergenza non è finita, ma è stata solo spostata dalle città. 
Non solo, ma tornando ancora indietro nel tempo (aprile 2008) scopriamo che la discarica era stata chiusa perché vi era la presenza di una enorme quantità di percolato, che inquinava le falde acquifere. La foto qui riportata e le notizie sui percolati le trovate nel blog Il Sale nel Mondo che ha riproposto nel maggio 2009 l’articolo del 2008: ancora angosciosamente attuale, poiché nel frattempo nulla era stato fatto per bonificare la discarica in questione.
E allora, mi ripeto: se venisse oggi la Commissione UE a vedere come vengono “smaltiti” i rifiuti di Napoli (e di gran parte della Campania) quale pena ci potrebbe comminare?
Le foto di questo articolo provengono da alcuni del blog citati.
















