Luci & Ombre
It's my BLOG, and I'll rant if I wanna

Archive for the ‘Varie’ Category

E i rifiuti di Napoli, dove sono finiti?

lun ,08/03/2010

discaricaIl 4 marzo 2009 è arrivata la sentenza di condanna della Corte Europea nei confronti dell’Italia per inadempienze del nostro Paese nello smaltimento dei rifiuti. La pena: il congelamento di 500 milioni di fondi UE.

La storia ha radici remote. Inizia nel 2007 con una diffida al nostro governo, inviata a causa dell’accumularsi dei rifiuti in Campania. Un mese dopo, l’arrivo a Napoli di una delegazione per un sopralluogo; dopo una serie di incontri e riunioni con i rappresentanti italiani, il primo febbraio del 2008 la commissione spedisce un «parere motivato», invitando l’Italia a conformarsi entro un mese alle direttive europee. Il 4 marzo arriva la replica, giudicata insufficiente, e parte il ricorso. Quattro giorni fa la sentenza.

La notizia è passata in sordina con un’unica breve citazione, nella maggioranza dei Telegiornali. Ma le vaire dichiarazioni politiche non sono mancate, chiaramente ognuna di esse tesa a “tirare l’acqua al proprio mulino”.

Riporto da Repubblica del 5 marzo:  La sentenza, che Legambiente definisce «sacrosanta», infiamma la campagna elettorale per le Regionali. Stefano Caldoro, candidato governatore del Pdl, dice: «Chiediamo a chi ha sbagliato, ovvero a uomini del centrosinistra, a chi ha avuto responsabilità in questi anni, di pagare in proprio» mentre Vincenzo De Luca, candidato del Pd, parla di «conseguenza di un´incapacità politica di affrontare il problema. È stato un disastro a cui hanno partecipato governo, Regione e comuni». E Paolo Ferrero, candidato governatore per la Federazione della Sinistra, sottolinea: «Nessuno provi a sottrarsi alle proprie colpe». Da una settimana, con la conversione in legge del decreto varato alla fine del 2009, è stata dichiarata ufficialmente chiusa l´emergenza. Il ritorno ai poteri ordinari diventerà effettivo solo a fine 2010. Nel frattempo resterà in piedi la “struttura stralcio” individuata dalla legge specie con l´obiettivo di sistemare i conti. Sta funzionando, ed è in grado di bruciare fino a 2 mila tonnellate di materiale, il termovalorizzarore di Acerra. Sul tappeto almeno tre nodi: la destinazione delle ecoballe (cinque, forse 8 milioni) accumulate negli anni della crisi, la raccolta differenziata, attestata su base regionale al 23% (entro fine anno dovrebbe arrivare al 35) e soprattutto la creazione delle Aziende provinciali dei rifiuti. «La vera sfida è questa», dice l´assessore regionale Walter Ganapini.

Il fatto reale, è che – a prescindere da quelle che possono essere le responsabilità oggettive dei singoli governi regionali (di destra o di sinistra che siano stati) e ce ne sono state da entrambe le pari, è inutile infilare la testa sotto la sabbia come gli struzzi! – l’Italia tutta è stata svergognata per l’ennesima volta di fronte al mondo intero!.

Però, per quanto mi riguarda, il problema principale non è questo. Tanto, la nostra faccia all’estero, ormai è buona solo per creare vignette umoristiche, viste le figuracce che “qualcuno” che ci rappresenta ha continuato e continua a fare da 15 anni a questa parte. Quello che mi preoccupa seriamente è la nostra salute, la nostra e quella dei nostri figli.

Già, perchè non so a quale pena saremmo oggi condannati, se gli ispettori dell’UE tornassero ed andassero ad indagare che cosa ne è stato della montagna di rifiuti che sono stati allontanati dalle strade di Napoli l’anno scorso, ad opera della nostra efficientissima Protezione Civile al seguito del nostro altrettanto efficientissimo attuale Governo. Ed, infatti – da un anno – è ormai diventato un grido di battaglia ed un fiore all’occhiello del PDL, che Napoli è stata adeguatamente e prontamente liberata dai rifiuti che l’appestavano,  con un intervento straordinario e di eccezionale portata, definitivamente risolutore del problema.

Ma risolutore di che? Si, i rifiuti nelle strade di Napoli non ci sono più, ma ci siamo mai chiesti dove siano andati a finire?

600_3742817Ve lo dico subito: nella discarica di Ferrandelle (Santa Maria La Fossa – Caserta) nel bel mezzo di vaste coltivazioni agricole e copiosi allevamenti bufalini.  E’ esaustivo il video girato da Legambiente a proposito (che trovate in ecoblog e che vi consiglio di andare a vedere: è mooolto interes- sante)

Si parla del termocombustore (termova- lorizzatore, inceneritore, termocon-eritore – e chi più ne ha più ne metta – che dir si voglia!!!!!) di Acerra, si sbandiera a destra e a manca, ma non si dice che i rifiuti di Napoli, poiché sono stati compattati senza selezione a monte, non potranno mai essere bruciati lì.

Riporto dal blog del Partito del Sud (maggio 2009)  L’area dove sono depositati i rifiuti fu sequestrata al boss Francesco Schiavone, Sandokan, ed affidata al Consorzio Agrorinasce per farne una fattoria di prodotti tipici. Ma, nonostante l’avvio dei primi lavori per dare vita all’iniziativa, il terreno fu requisito in piena emergenza rifiuti. I sindaci di Santa Maria La Fossa e Grazzanise, poco più di un anno fa, guidarono una clamorosa protesta alla testa delle popolazioni locali. Dopo un braccio di ferro con il Commissario per l’emergenza rifiuti, diedero il via libera alla costruzione di due piazzole che dovevano “ospitare” all’incirca 90 mila metri cubi di rifiuti. Ma in via temporanea e con l’impegno a bonificare il sito entro breve tempo. “Qui ce ne sono almeno un milione di metri cubi di rifiuti – spiega il professor Stefano Tonziello, di Legambiente – e continuano a crescere giorno dopo giorno, perché l’emergenza non è finita, ma è stata solo spostata dalle città. 600_3742822

Non solo, ma tornando ancora indietro nel tempo (aprile 2008) scopriamo che la discarica era stata chiusa perché vi era la presenza di una enorme quantità di percolato, che inquinava le falde acquifere. La foto qui riportata e le notizie sui percolati le trovate nel blog Il Sale nel Mondo che ha riproposto nel maggio 2009 l’articolo del 2008: ancora angosciosamente attuale, poiché nel frattempo nulla era stato fatto per bonificare la discarica in questione.

E allora, mi ripeto: se venisse oggi la Commissione UE a vedere come vengono “smaltiti” i rifiuti di Napoli (e di gran parte della Campania) quale pena ci potrebbe comminare?

Le foto di questo articolo provengono da alcuni del blog citati.

209 chili d’amore!

ven ,01/01/2010

Da sinistra a destra: Ailjia, Daeera, Dustin

Da sinistra a destra: Ailjia, Daeera, Dustin

Io dico sempre che se uno ha un cane che pesa 10 chili, ha 10 chili d’amore. Io ne ho 209 (di chili d’amore) e per questo sono molto, ma molto ricca.

Ho tre cani: Dustin (87 kg) Daeera (72 kg) ed Ailjia (50 kg). Tutti e tre sono stati “raccattati”. Seppure di razza, i due Mastiff (fratello e sorella) mi sono stati regalati – a quattro mesi di vita – dall’alleva- mento, perchè avevano dei piccoli difetti e non so quale sarebbe stato il loro destino (anche se – da malpensante quale sono – temo sarebbe stato il peggio); sulla Rottweiler … glissiamo: non aveva un gran bel futuro prossimo!

E ora provate a passare!

E ora provate a passare!

Sono grossi, e con la loro mole ingombrano un casino: quando si spaparanzano in cucina non sai più dove camminare. Mangiano due volte al giorno e quando vado a fare la spesa mensile, per scaricare la macchina e mettere a posto i sacchi di crocchette e le scatolette di carne mi serve il carrellino. Quando, poi, si mettono tutti e tre a fare le coccole, soprattutto quelle che chiamo “le manfrine del buongiorno”, non ti lasciano muovere ed, anzi, rischi di cadere a terra perchè ti spintonano col muso in cerca di carezze e “grattini”.

Poi c’è un grosso inconveniente: i due Mastiff (Dustin e Daeera) sbavano. Non ti permettere di dargli un biscottino in casa o di farli entrare dopo la pappa: annaffiano dappertutto!

AILJIA

AILJIA

Il Rottweiler (Ailjia), invece, lecca. Lecca dappertutto e tutto quello che può e preferibilmente … mamma! E’ arrivata in casa piccolissima, è stata poco con la sua mamma naturale e l’imprinting l’ha avuto con me. Respira l’aria che respiro io e mi segue passo passo come un barboncino, con quegli occhioni tristi e l’espres- sione “a punto interrogativo”, come se mi chiedesse: e ora cosa facciamo, mamma? Non dovrei dirlo, ma lo dico lo stesso: abbiamo preso l’abitudine di andare a comprare le sigarette insieme. Quando, a volte, rimango senza sigarette, basta che la chiami ed apra la portiera della macchina, lato passeggero (un fuoristrada): lei sale, si siede sul sedile … e si lascia mettere la cintura di sicurezza! Poi andiamo fino al più vicino posto di approvvigionamento e lei mi aspetta in macchina, buona buona, per salutarmi con un leccotto quando ritorno. I Rottweiler sono cani cattivi? La mia no! In quattro anni di vita in comune non ho mai avuto bisogno di alzare le mani su di lei. Sono sempre bastati il tono di voce e pochi comandi brevi e secchi, il più delle volte sono sufficienti un gesto o, addirittura, un’occhiata. E a casa mia può entrare chiunque, ci sono solo due vincoli: che io sia presente e che la persona non mi sia ostile, cioè sia accettata da me, non mi faccia paura. Punto. Non ho mai avuto problemi.

DUSTIN

DUSTIN

Dustin, ultimamente è stato male. Ha avuto una torsione di stomaco ed è stato operato d’urgenza la notte del 5 dicembre. A causa sua non sono potuta andare al NoBDay e pensate che mi ero comprata un poncho viola proprio per l’occa- sione (non amo le mode e nel mio guardaroba quello è l’unico indumento viola!). Ma quando, oggi che si è completamente ristabilito, mi viene vicino e so che ho rischiato di non averlo più … si prende doppie coccole, solo per il fatto che è ancora qui con me. Forse l’ha capito anche lui, perchè da quel giorno è molto, ma molto più appiccicoso.

DAEERA

DAEERA

Che dire di Daeera? Quando è arrivata era solo pelle e ossa, non mangiava perchè aveva una bruttissima infezione delle tonsille. C’è voluto il bello e il buono per tirarla fuori. Non so cosa abbia passato in quei quattro mesi della sua esistenza prima che arrivasse qui, so soltanto che ha paura di tutto, anche della propria ombra e vi assicuro che qui non ha mai assaggiato nulla che andasse oltre al rimprovero verbale! Come regalo della grossa debilitazione che aveva le è rimasta una paresi facciale: ha l’emilato sinistro del muso più piccolo del destro, ed è buffa quando ti guarda e anche decisamente bruttina! Ma quando allunga quella la “zampina” destra verso di te, a chiederti di interessarti a lei, non puoi fare a meno di scioglierti!

Non è facile, occuparsi da sola di questi tre bestioni. L’amore reciproco è tanto, ma le difficoltà sono altrettanto molte (immaginatevi solo la mole di cacchine da pulire quotidianamente!).

E poi ci sono i vicini che, per definizione, non si fanno mai i fatti propi. Lasciamo stare le critiche sul fatto che i miei cani esistano e siano così tanti e così grossi. E’ come li tratto che li indispone: ci gioco, ci parlo, non li scaratto (termine dialettale per indicare: allontanare bruscamente, in malo modo ndr) e non mi comporto da “padrona”.  E me ne frego pure della sicurezza e lascio spesso la porta di cucina aperta, addirittura di notte e anche quando esco (come se le porte di accesso, a casa mia, fossero dei portoni blindati e non fosse facile aprirli con un semplice spintone, purtroppo!)

Chissà perchè, però, tutti quanti (nonostante le porte chiuse a chiave) nel circondario hanno avuto almeno una visita dei ladri, tutti tranne me … fino a qualche giorno fa!

Eh sì, ci si sono provati anche qui!

Non me ne sono accorta subito, perchè sono stata via per Natale, e poi dovete sapere che abito in campagna in una casa su due piani, ma da quando sono rimasta sola ho dismesso l’uso del piano superiore e non ci vado quasi mai.

Ieri, invece, sono salita … ed ho trovato la sorpresa! Si erano arrampicati fino al balcone ed avevano rotto il vetro di una stanza. Solo che io, come al solito, avevo lasciato la porta della cucina aperta ed i cani sicuramente stavano dormendo dentro casa, al piano di sotto. Me li sono immaginati, i ladri: notte, buio, casa silenziosa, nessun cane in giardino … via! Ma non credo abbiano fatto molta strada, come hanno provato a scendere le scale (se non prima) si saranno trovati di fronte l’orda arrabbiata! Non hanno avuto il tempo di prendere nulla e si saranno dati alla fuga a perdifiato.

Il tutto, in barba ai vicini!

PS: BUON 2010 A TUTTI !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Il parco naturale costiero di Rimigliano

mer ,30/12/2009

Poggio San Leonardo visto dallaTorraccia (mia)

Poggio San Leonardo visto dallaTorraccia (mia)

Visto che siamo in tema natalizio e che dovremmo – almeno per un momento – dimenticarci i guai, oggi vi presento un posto speciale: il Parco di Rimigliano.

E’ una striscia di macchia mediter- ranea addossata alla spiaggia, per una profondità di 200-240 metri, delimitata da una strada provinciale (Via della Principessa) che si snoda per quasi sei chilometri, nel comune di San Vincenzo fino al confine con il comune di Piombino (il tutto nella Provincia di Livorno in prossimità dell’Isola d’Elba).

Panorama (da Rimigliano)
Panorama (da Rimigliano)

A nord è delimitato dal Villaggio Riva degli Etruschi, a sud dalla Torraccia, cui segue il Promontorio del Poggio San Leonardo.

Panorama (da Rimigliano)
Panorama (da Rimigliano)

Da sempre, noi del posto – almeno per la mia generazione -, eravamo abituati ad andare al mare alla Torraccia, spiaggia libera e poco affollata dove, se ti spaparanzavi sul bagnasciuga e infilavi le mani nella sabbia, potevi racimolare le arselle (telline ndr) o – a sera – qualche granchio e, se camminavi con il naso in giù, potevi anche facilmente trovare un “occhio di Santa Lucia” (l’opercolo di una conchiglia erosa dal mare, con cui si facevano castoni per anelli o ciondoli per collane e orecchini).

La Torre Nuova o La Toraccia (mia)

La Torre Nuova o La Toraccia (mia)

Per noi bambini la Torraccia era un qualcosa di fantastico e fantasioso, un misto di storia e mistero che ci faceva sognare di avvistamenti corsari e di battaglie in mari lontani di epoche remote. La costruzione esiste ancora e a me, personal- mente, non sembra che negli anni sia minimamente cambiata. In effetti venne costruita tra il XII ed il XIII secolo dai Pisani che cominciavano a mordere il freno contro i fiorentini. Ma persero la disputa (oggi, a San Vincenzo, si rievoca la storica battaglia di supremazia avvenuta il 17 agosto 1505) e la torre fu rimaneggiata dai Medici; in questo modo rimase attiva fino al tardo seicento quando, di fronte, venne costruita la Torre Nuova e quella che nel nostro dialetto si chiama oggi “la Torraccia” diventò la “Torre Vecchia”.

copia pinetaLì vicino c’era un omonimo campeggio. Uno di quei campeggi creati nelle nostre mitiche pinete mediterranee, ormai quasi completamente scomparsi, in cui non c’era nemmeno la necessità di mettersi il copricostume per andare in spiaggia. Per me quel campeggio era un vero sogno, ma non ci sono mai andata, capirete: con la casa di famiglia a qualche chilometro, anche se per anni le nostre ferie sono state da campeggiatori DOC con tanto di canadese e fornellino spartano, la Torraccia non era nemmeno proponibile!

Una duna sabbiosa che incornicia la spiaggia (da Rimigliano)

Una duna sabbiosa che incornicia la spiaggia (da Rimigliano)

Negli anni, la striscia di Rimigliano è rimasta quasi completamente incontaminata, anche perchè – pur essendo di proprietà privata (Conti della Gherardesca) – non si è mai potuto fare un recinto, che sarebbe stato decisamente antieconomico, soprattutto a causa del fatto che  uno dei lati maggiori confinava col mare (e, quindi, l’area sarebbe stata facilmente accessibile seppure recintata).

Siepi di ginepro (da Rimigliano)

Siepi di ginepro (da Rimigliano)

Così la gente ha cominciato a frequentarla “di fatto” e, nel 1973, un accordo tra cinque comuni della zona ha decretato che l’area venisse riconosciuta parco naturale, preservandola, in questo modo, da ogni eventuale insediamento, sia abitativo che balneare. Il parco era della gente, che d’estate parcheg- giava la macchina in due intermi- nabili linee rette parallele, disposte lungo entrambi i lati di Via della Principessa e si inoltrava in viottoli naturali fino alla spiaggia, il più delle volte  per rimanervi tutto il giorno. Spesso arrivavano presto, famiglie intere cariche di bagagli perchè si portavano il tavolino da campeggio da mettere “in pineta” (come diciamo qui, anche se gli alberi non erano proprio pini) per consumare il pranzo al riparo dalla canicola, con relativa pennichella rinfrescaa (al mare c’è sempre un po’ di vento) e siccome gli spazi del sottobosco idonei a queste attività non erano molti, si doveva fare a gara per accaparrarsi i migliori, “occupandoli” proprio di prima mattina con il tavolino piazzato, le sedie al seguito, magari un’amaca ed, in bella mostra sul pianale del tavolo, il pacco degli alimenti, rigorosamente protetto dalla tovaglia, in genere a quadroni bianchi e rossi, annodata ai quattro angoli come i fagotti che, secoli fa, i viandanti appendevano alla punta dello storico bastone in spalla, come in certe illustrazioni dei libri di favole della mia infanzia. Negli anni novata, ed ormai era l’epoca in cui ci andavo molto raramente, vennero iniziati i lavori di adeguamento turistico: una sorta di protezione con una staccionata in legno, viottoli predisposti, grandi tavoli in assi di legno corredate da panchine negli spazi dei tavolini e – negli accessi principali – il passo carrabile con grande cartellone di divieti, le docce ed i bagni; attaccate ad alcune piante apparirono le spiegazioni botaniche.

Il recente taglio del sottobosco (da Rimigliano)

Il recente taglio del sottobosco (da Rimigliano)

Oggi, il Parco di Rimigliano è di proprietà del comune di San Vincenzo, che ha assegnato a privati il taglio per indirizzamento ad alto fusto e nella fascia esterna c’è stata la completa eliminazione di tutto il sottobosco. Sicuramente è più vivibile per i “bagnanti”. Sicuramente è ancora protetto da grossi vincoli contro gli insedia- menti. Ma altrettanto sicuramente non è più quell’oasi selvaggia che ne aveva fatto, in Italia, quegli unici “sei chilometri di litorale sabbioso, con ampio arenile non interessato da fenomeni erosivi, incorniciato da un bosco naturale ed intatto, del tutto privo di segni visibili di interventi umani, e nel contempo, pienamente accessibile ed usufruibile da tutti” (da Wikipedia) che era stato sino all’anno scorso. Basti pensare che il taglio del sottobosco ha fatto scomparire tutti gli animali dalla fascia esterna.

La paura di snaturalizzazione è reale, basta sapere cosa è già successo negli anni passati per rabbrividire. All’inizio c’era solo la “Riva Degli Etruschi”, fu costruita ancora prima che Rimigliano diventasse parco naturale. Era un complesso turistico all’avanguardia – all’epoca – ed un luogo che attirava la nostra immaginazione di adolescenti: non avevamo ancora una coscienza naturalistica, allora! E pensare che era proprio dentro alla macchia, dal lato marino di Via della Principessa, con tanto di piscina, bar, ristorante e addirittura parrucchiere e banca!

Il Garden (da Rimigliano)

Il Garden (da Rimigliano)

Il resto, però, per anni rimase intatto … finchè non arrivarono Riva dei Cavalleggeri e Garden Club. E così, la porzione nord del Parco (piano piano, come dice Rimigliano.blogspot che consiglio di leggere attentamente e da cui ho preso molte notizie e foto) è stata urbanizzata fino a diventare un giardinetto in metastile tra Far West e Rimini!

Ma questa volta, il Sindaco di San Vincenzo, Michele Biagi, nel programma elettorale di qualche mese fa si è impegnato a mantenere il Parco di Rimigliano “allo stato naturale” e con destinazione “all’uso pubblico indifferenziato” (rimigliano.blogspot). Mi dicono qui, a San Vincenzo, che è persona affidabile e coerente.

Voglio crederci, nell’interesse di tutti: in fin dei conti SIAMO ANCORA NELLE FESTE  DI NATALE!

Le foto contrassegnate con “da Rimigliano” sono prese da Rimigliano.blogspot . Se vi interessa quest’oasi, andatelo a leggere attentamente: è piuttosto interessante. Le altre sono state scattate il giorno di Natale da Diego De Cao (mio figlio ndr).

Buon Natale

gio ,24/12/2009

ange2

Semplicemente auguri per un po’ di serenità a tutti

antonella

La foto è presa da cartantica

Quando, invece, la libertà di stampa è manipolazione

lun ,07/12/2009

foto-id=544538-x=660-y=495 E’ semplicemente assurdo. Si distrugge un uomo, la sua dignità e tutta la sua vita, poi – subdolamente – si pubblica- no due righe di smentita, mascherate da risposta ad una lettrice. Tutto qui, senza conseguenze ed in sordina.

Sto parlando di quel manipolatore di Feltri – e mi quereli pure – che dopo aver scatenato (nota: ho digitato “caso Boffo” sul sito de Il Giornale ed ho avuto 1010 risultati!) il putiferio mediatico che ha condotto alle dimissioni di Dino Boffo da direttore dell’Avvenire, il 4 dicembre ha pubblicato un  articoletto in cui ammette che: “La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali.”

Cioè, ricapitoliamo, sempre nella smentita in questione, Feltri dichiara che: “Era un periodo di fuochi d’artificio sui presunti eccessi amorosi di Berlusconi. La Repubblica in particolare si era segnalata con servizi quotidiani su escort e pettegolezzi da camera da letto. Il cosiddetto dibattito politico aveva lasciato il posto al gossip usato come arma contro il premier anche in tivù, oltre che sulla stampa nazionale e internazionale. Persino l’Avvenire, di solito pacato e riflessivo, cedette alla tentazione di lanciare un paio di petardi. Niente di eccezionale, per carità; data però la provenienza, quei petardi produssero un effetto sonoro rilevante.”

E di seguito continua, giustificando il suo operato: “Nonostante ciò, personalmente non mi sarei occupato di Dino Boffo, giornalista prestigioso e apprezzato, se non mi fosse stata consegnata da un informatore attendibile, direi insospettabile, la fotocopia del casellario giudiziale che recava la condanna del direttore a una contravvenzione per molestie telefoniche. Insieme, un secondo documento (una nota) che riassumeva le motivazioni della condanna.”

Si parla dell’agosto scorso: il 28 esce un articolo di Gabriele Villa a titolo “Boffo, il supercensore condannato per molestie”. Seguono – chiaramente – smentite e controversie, e il 3 settembre il Giornale pubblica un lunghissimo articolo sulle dimissioni di Boffo.

Sempre in tema di giustificazione dell’operato, dunque, Feltri continua a dichiarare (nella smentita): “All’epoca giudicammo interessante il caso per cercare di dimostrare che tutti noi faremmo meglio a non speculare sul privato degli altri, perché anche il nostro, se scandagliato, non risulta mai perfetto.”

Poi, scarica gran parte delle sue responsabilità, dando la colpa della querelle agli altri (ricordatevi sempre i 1010 risultati della ricerca): “Poteva finire qui. Invece l’indomani è scoppiato un pandemonio perché i giornali e le televisioni si scatenarono sollevando un polverone ingiustificato. La «cosa», come lei dice, da piccola è così diventata grande.”

Chiaro, no? noi abbiamo gettato il sassolino, sono gli altri che poi ne hanno fatto uno tsunami!

Ma ecco il colpo da Maestro, il grande ribaltone: è colpa di Boffo, non nostra: “Ma, forse, sarebbe rimasta piccina se Boffo, nel mezzo delle polemiche (facile a dirsi, adesso), invece di segretare il fascicolo, lo avesse reso pubblico, consentendo di verificare attraverso le carte che si trattava di una bagattella e non di uno scandalo. Infatti, da quelle carte, Dino Boffo non risulta implicato in vicende omosessuali, tantomeno si parla di omosessuale attenzionato. Questa è la verità. Oggi Boffo sarebbe ancora al vertice di Avvenire.

Ma quale verità e quale colpa di Boffo? Ignora, il Direttore Feltri, che degli atti guridici possono essere “secretati” solo da magistrati? Ignora, che il suo stesso quotidiano  ha pubblicato la notizia? Esattamente il primo settembre, a firma “Redazione” (e sappiamo cosa significhi) è uscito un articolo titolato:  Caso Boffo, il gip di Terni nega l’accesso agli atti Il Papa a Bagnasco: “Bene la Cei, avanti così”.

Ma accontentiamoci, alla fine della smentita Feltri conclude addolcendo la pillola: “Inoltre Boffo ha saputo aspettare, nonostante tutto quello che è stato detto e scritto, tenendo un atteggiamento sobrio e dignitoso che non può che suscitare ammirazione

Io, invece, concludo con le parole di Boffo inserite – anche queste a chiusua- nella sua lettera di dimissioni: ora semplicemente sorrido: bisognerebbe che noi giornalisti ci dessimo un pò meno arie e imparassimo ad essere un pò più veri secondo una misura meno meschina dell’umano

Ringrazio Vaime che stamani, nel suo Trafficando, ha parlato della notizia, perchè non ne sapevo assolutamente nulla: grazie Enrico, sei sempre una forza della natura!


La foto di apertura è da Il Giornale, la stessa che illustrava l’articolo delle dimissioni di Boffo.