
Ci sono notizie che fanno fatica a “partire”. Fanno timidamente capolino in questo o quel giornale o vengono trasmesse sottovoce in questo o quel TG. Eppure, dovrebbero essere urlate, ma quasi tutti preferiscono nascondere la testa nella sabbia come gli struzzi, perchè queste notizie fanno paura, una paura da Armageddon, da Giudizio Universale.
Parlo delle navi affondate nei nostri mari. Affondate di proposito perchè cariche di rifiuti tossici: molte con scorie radioattive. E parlo, anche, dei vari siti dove per anni altre navi hanno scaricato rifiuti tossici, magari speronando ed affondando (con morti) i pescherecci che avevano avuto la sola colpa di trovarsi lì e vedere quello che stava accadendo.
Ma non “divaghiamo” e fermiamoci agli affondamenti, di moda in questo periodo, dopo il rinvenimento della Cunski.
Il perchè di questi affondamenti è semplice: mettere in sicurezza i rifiuti tossici, specie quelli nucleari, costa un mucchio di soldi. Dare una parte di questi soldi alla malavita organizzata (e risparmiare intascandosi il resto, più il rimborso dell’assicurazione) è molto più semplice e, soprattutto, remunerativo. Della salute del nostro pianeta (è di questi giorni il G20 con l’ultimatum americano) si sa, a quelli che hanno le tasche gonfie, non gliene è mai potuto fregà de meno: un piccolo esempio? uno stralcio di dialogo tra malavitosi, agli atti delle indagini della DDA (fonte: Repubblica) Basta essere furbi, aspettare delle giornate di mare giusto, e chi vuoi che se ne accorga?”. “E il mare? Che ne sarà del mare della zona se l’ammorbiamo?”. “Ma sai quanto ce ne fottiamo del mare? Pensa ai soldi che con quelli, il mare andiamo a trovarcelo da un’altra parte…”.
Il mio pensiero, però, è anche un altro: sembra che siano trent’anni che si rumoreggia su questi argomenti, ma, come ho detto prima, sono anche trent’anni che mettiamo la testa nella sabbia. Fa comodo a tutti generalizzare perchè in questo modo il problema viene privato della sua gravità e – spersonalizzato della sua identità – è più accettabile perchè fa molta meno paura, come un qualcosa di etereo e vanescente, che, in definitiva, è molto distante da ognuno di noi o, in altre parole: “non ci tocca”. Risultato: le masse rimangono tranquille e i responsabili possono continuare a fare quello che pare a loro.
Infatti, tolti pochi sporadici esempi di irriducibili allarmisti ed irremovibili fissati dell’ecologia, anche negli articoli di questi giorni (escluso il singolo caso della Cunski) si tende ad estraniare il problema parlando di coste del mediterraneo (e non dei luoghi specifici), di navi (e non di tutti i singoli nomi), di rifiuti tossici (e non di scorie radioattive), di numero imprecisato (da 30, 40, 58, 100 e così via). Ho fatto il solito giro in rete, ed ho trovato – come al solito – moltissimi riferimenti. Ma l’argomento è vasto e non si può trattare in poche righe, nè voglio farlo perchè anch’io mi infilo nella categoria degli irriducibili, perciò ho deciso di pubblicare, almeno per il momento, (oggettivando in vece di teorizzare) solo la mappa delle notizie che ho raccolto sui punti dove potrebbero giacere rifiuti pericolosi. Per la storia sul “come” si è arrivati a questo finimondo, ho bisogno di capirci un po’ di più.
Ecco, dunque, qui di seguito l’elenco di tutti i casi che sono riuscita a trovare e che ho visualizzato in forma grafica (usando Google maps) nell’immagine di apertura.
Vi devo, però, precisare alcuni punti:
- E’ chiaro che, a meno di quei pochi casi conclamati con vero e proprio ritrovamento, si tratta di segnalazioni da confermare, per cui prendete l’elenco e la mappa con le dovute cautele: qualsiasi diceria ha probabilità di essere vera, ma solo finchè non se ne prova il contrario!
- Ho cercato di riportare il più succintamente possibile le notizie che ho trovato, per cui – chi ne volesse maggiori informazioni – può seguire i link o fare ricerche in proprio (tutto il materiale è stato attinto da notizie pubbliche, liberamente accessibili per chiunque).
- Ho anche cercato di segnare i punti nel modo più preciso possibile, ma non sono del mestiere e mi scuso in anticipo per le imprecisioni che, sicuramente, ci sono.
- Nella mappa sono presenti tre tipi di segnalazioni:
- Gli autoaffondamenti (“navi a perdere”) ed i naufragi di navi (incappate in incidenti o in tempeste) con sospetto (o certezza) di carichi costituiti da rifiuti dannosi: sono quelle con il numeretto rosso
- Gli affondamenti di pescherecci speronati da navi di cui sopra (sono quelle con il numeretto verde)
- I possibili giacimenti di rifiuti sversati dalle navi di cui sopra (numeretti viola per le navi, cerchio giallo per i giacimenti)
- 1979, 6 maggio: affonda la motonave Aso, a largo di Locri(RC) insieme a 900 tonnellate di solfato di ammonio (altamente tossico, derivato da prodotti di reazione nelle industri chimiche).
- 1982, 26 giugno: affonda la motonave Barbara, in direzione dell’isola di Zante, insieme a 1200tonnellate di manganese (altamente tossico, ossida qualunque materiale organico con cui viene a contatto ed è stato provato che esposizioni a questo metallo possono provocare la prematura comparsa del Morbo di Parkinson);
- 1982 (dal): la nave Isola Celeste (di proprietà della Finaval di Palermo, noleggiata dall’Enichem) ha sversato sui fondali al largo di Otranto, tremila tonnellate alla settimana di scorie industriali. Dopo un accertamento scientifico sulla moria di fauna marina, che stabilì un nesso di causalità con gli scarichi ordinati dall’Eni, la magistratura dispose il sequestro della nave-cisterna. Gli esami hanno accertato che «nei reflui dell’Eni sono presenti mercurio, cromo, fenoli, solventi » (fonte: Left)
- 1985, tra il 3 luglio ed il 16 novembre: sparisce la Nicos 1 con il suo carico. Era partita dal porto di La Spezia dopo il rilascio del suo comandante, fermato proprio per il carico. Il porto di destinazione avrebbe dovuto essere Lomè (Togo) ma non ci è mai arrivata, ed anzi risulta che avrebbe scalato in porti assolutamente fuori rotta (Cipro, Libano, Grecia). Secondo la documentazione ufficiale, i caricatori erano rappresentati da alcune ditte italiane per materiali vari (come legname, contenitori di metallo, macchine per la lavorazione del legno, sanitari, fotoriproduttori) che erano stati imballati in containers, gabbie e cartoni. A fronte di siffatte circostanze quantomeno anomale, si ritiene, invece, che la motonave in oggetto, una volta sbarcato il carico in Libano e sostituito il personale di bordo, abbia cambiato denominazione («Haris») per essere rintracciata in porto greco. (fonte: relazione Commissione Ministeriale, Doc XXIII n.38 )
- 1986, 11 marzo: affonda la nave cipriota Panayota a ridosso dell’isolotto di Pianosa,custodiva nella stiva circa 695 tonnellate di residui chimici. (fonte: Left)
- 1986 La motonave Mikigan, affonda il 31 Ottobre 1986 a largo di Capo Vaticano (VV), con i suoi container pieni di polvere di marmo e cemento (nota: la polvere di marmo viene usata per mascherare le emissioni radioattive, per questo alcune delle navi di cui stiamo parlando sono partite dal porto di Marina di Carrara, come la Mikigan). (fonte: Legambiente, Terre Blu, 2004)
- 1987, 21 maggio: la motonave maltese Rigel affonda a 20 miglia da Capo Spartivento, probabilmente in acque internazionali. Su questo evento sono state svolte indagini giudiziarie ed hanno lavorato Commissioni camerali, ma a tutt’oggi il relitto non è ancora stato individuato. La nave era partita dal porto di Massa ed impiegò 12 giorni a percorrere 800 miglia. Sconosciuta la destinazione. (perfetta letizia e fonti varie)
- 1988, 9 dicembre: affonda la Four Star , battente bandiera dello Sri Lanka, con carichi vari, in un punto non conosciuto dello ionio meridionale, durante il viaggio da Barcellona ad Antalya (Turchia). (fonte: zona nucleare)
- 1988, 16 dicembre: affonda la nave giapponese Et Suyo Maru (Eden V), proveniente da Beirut, davanti al litorale garganico, in riva al lago di Lesina. Il relitto (3.119 tonnellate di stazza per 95 metri di lunghezza), non è indicato su alcuna mappa, ma si è insabbiato sulla duna del lago costiero di Lesina. Attorno allo scafo, per un raggio di tre chilometri sul litorale, giacciono 23 barili arrugginiti e maleodoranti, rimossi dall’amministrazione provinciale di Foggia solo nel 2007, dopo un’interrogazione parlamentare di legambiente (fonte: Left, Rifiuti radioattivi: il caso Italia, 1995)
- 1989, 10 aprile: affonda la Selin, al largo del Gargano, in direzione delle isole Pelagose, 1.712 tonnellate di stazza lorda, carica di scorie tossico-nocive, porta il nome Selin (fonte: Left)
- 1989, agosto,la motonave maltese Anni affonda davanti al porto di Ravenna durante il viaggio dal Pireo a Ravenna, in acque internazionali. (fonte: Legambiente, Rifiuti radioattivi: il caso Italia, 1995)
- 1990, 10 dicembre affonda la Comandante Rocio di fronte al porto di napoli. Da La Repubblica dell’epoca: “La bufera ha reso ancora più difficili le operazioni di salvataggio di sette naufraghi, cinque polacchi e due tedeschi, che hanno lanciato l’ S.O.S. la notte scorsa a 140 miglia dal porto di Napoli. La loro nave, la Comandante Rocio di mille tonnellate, è stata trovata che galleggiava inclinata di 45 gradi nel Tirreno. I sette uomini sono stati salvati grazie al pronto intervento di una imbarcazione svedese, dirottata sul luogo del naufragio dalla capitaneria di Porto di Napoli.”. Di questa nave ne dà notizia un rapporto degli anno ’90 di Legambiente, Greenpeace e WWF, dove la Comandante Rocio viene citata con altre quattro. Tre di loro fanno parte di questa lista. L’ultima è la Irini, che naufragò il 23 novembre 1991 davanti a Montelungo, insieme ad altre due navi (la Marta e la New Rose) a causa di una tempesta. Sembra, però, che trasportasse semola di grano e non rifiuti tossici, anche se il semolino inquinò comunque le spiagge, per cui venne emanato divieto di balneazione. (fonte: Repubblica
- 1990, 14 dicembre affonda la famosa Jolly Rosso: si trova in difficoltà al largo di Vibo Valenza, viene trainata e finisce per piaggiarsi a Capo Sudero. E’ un caso di cui si è parlato molto e meriterebbe un intero post. A questo spiaggiamento (ed alla parziale scomparsa del carico) sembra siano collegati l’inquinamento del fiume Oliva ed il rinvenimento (tra il 2007 ed il 2008, da parte dell’Arpacal e del perito Morselli) “in profondità a Foresta agro di Serra d’Aiello, la presenza di Cesio 137 (lo stesso fuoriuscito da Chernobyl). (fonte: meetup)
- 1991, 1 febbraio, la motonave Alessandro I affonda al largo di Molfetta, insieme a 3500 tonnellate di rifiuti tossici provenienti da Gela derivati dalla lavorazione del petrolio (fonti varie)
- 15. 1991, 12 settembre: affonda il peschereccio Arcobaleno, al largo di Pianosa. “Secondo quanto si apprende dalle comunicazioni radio con la Capitaneria portuale, è il 12 settembre ’91 quando gli uomini d’equipaggio, testimoni involontari, assistono allo sversamento di bidoni metallici ad opera di un mercantile sconosciuto. L’imbarcazione da pesca viene successivamente speronata dalla nave di 2.582 tonnellate di stazza lorda. I pescatori Giuseppe e Saverio Olivieri e il collega Matteo Guerra risultano dispersi. Il motopesca è adagiato su un fondale a 110 metri” (fonte: Left)
- 1992 affonda la Yvonne A al largo di Maratea (memoriale di Francesco Fonti, in l’Espresso )
- 1992 affonda la Cunski (o Shahinaz) al largo di Cetraro (fonte: come sopra). E’ la motonave su cui si discute in questo periodo, il cui relitto è stato trovato a seguito delle indicazioni del pentito Fonti.
- 1992 affonda la Voriais Sporadais a largo di Genzano, nel cosentino (fonte: come sopra)
- 1993, mese di maggio, la motonave Marco Polo, “va in balia delle onde”; non si sa se sia affondata nel canale di Sicilia o se sia arenata in Tunisia. Fatto sta che “i container della Marco Polo … rinvenuti a Casamicciola (Ischia) e a Salerno (Fonte: resoconto della Commissione camerale, novembre 2004)
- 1992 affonda la Euro River, tra Policoro e Ginosa (fonti varie)
- 1994, marzo: Inizia il viaggio della Korabi Durres dal porto di Durazzo; di questa nave si conoscono parte degli spostamenti e si sospetta che abbia scaricato rifiuti radioattivi “a ridosso della cosiddetta fossa di Badolato, profonda oltre 1000 metri. (fonte: Legambiente, Rifiuti radioattivi: il caso Italia, 1995)
- 1994 la famiglia San Luca acquista la Marylijoan in Francia a Marsiglia dal faccendiere siciliano Cipriano Micciché (fonte: memoriale di Forte); non ho ritrovato notizie sull’affondamento.
- 1994 la famiglia San Luca acquista la Aoxum in Norvegia, tramite Valentino Foti, italiano residente a Bruxelles nel consiglio di amministrazione della banca svizzera Fimo A.G. (fonte: memoriale di Forte); non ho ritrovato notizie sull’affondamento.
- 1995 affonda la Monika acquistata in Germania a Baden Baden, per conto della famiglia San Luca tramite il faccendiere di Lubiana Dusan Luin (fonte: memoriale di Forte); non ho ritrovato notizie sull’affondamento.
- 1995, 1 maggio: affonda il peschereccio Messalina “18 miglia a nord-est di Vieste – a 135 metri di profondità – giace l’imbarcazione Messalina. Dai riscontri ufficiali risulta speronata, il primo maggio 1995, dalla nave Esram (12.670 tonnellate di stazza lorda). Identico copione: la nave cisterna turca viene scoperta alle ore 20 mentre abbandona in mare il suo carico speciale. Le condizioni meteo-marine appaiono ottime. L’Esram urta e affonda deliberatamente il peschereccio di Manfredonia e poi fugge a Rijeka in Jugoslavia. Muoiono Michele Attanasio e Antonio Andretti. Il sostituto procuratore della Repubblica, Giuseppe De Benedectis, ritrova la nave, poco tempo dopo, in Sicilia. La mette sotto sequestro ma non riesce ad individuare i colpevoli. (fonte: Left)
- 1995 La motonave Karoline, affonda il 7 Novembre 1995 nei dintorni dell’isola di Ustica con tutto il carico di sostanze imprecisate, tra cui il torio (metallo radioattivo);
- 1998, 8 marzo: affonda il peschereccio Orca Marina, a 12 miglia est al largo del Gargano. “Muore il giovane Cosimo Troiano. «I container sono stati individuati», scrive nel rapporto il capitano di fregata Vincenzo Morante. In una nota riservata – di cui nessun civile era a conoscenza – inviata dalla Capitaneria di Porto al comando navale dell’Adriatico, è scritto: «Il sinistro marittimo potrebbe essersi verificato a causa del probabile incattivamento dell’attrezzo da pesca a strascico in un ostacolo presente sul fondale marino. Inoltre, dall’esame delle deposizioni testimoniali rese dai naufraghi, è risultato che tale ostacolo potrebbe essere uno tra i tanti container presenti nella zona, sbarcati tempo addietro da nave sconosciuta. Pertanto si prega di disporre un’accurata perlustrazione all’interno dell’area dove giace il relitto». Potrebbe trattarsi del mercantile bulgaro Osogovo, l’ultima nave avvistata ad abbandonare il suo carico di morte. Nell’estate del ‘98 il cacciamine Vieste localizza la motobarca, mentre la nave Anteo trasporta i palombari del Comsubin che recuperano il corpo del pescatore e filmano i container. La notizia del ritrovamento del cimitero subacqueo di rifiuti rimane però “top secret” (fonte: Left)
NO COMMENT
L’immagine di apetura l’ho creata personalmente su base di Google Maps